EffettoB

La storia

La nostra storia

Siamo un gruppo di amici sensibile al tema della condizione della popolazione carceraria: abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto.

Tutto è iniziato quando nel maggio del 2015 Franco Starace chiamò Enrico Dalla Rosa, un vecchio amico. Avevamo in comune un’esperienza come consulenti nel settore delle risorse umane: ci eravamo conosciuti lavorando a un importante progetto. Questo ci aveva permesso di creare un rapporto di reciproca stima professionale e di fiducia, rapidamente trasformatosi in amicizia.

Franco aveva recentemente partecipato a un corso di potatura organizzato dal carcere di Bollate, una struttura all’avanguardia in Italia per il reinserimento dei detenuti nella vita civile. Colpito dal livello qualitativo dell’esperienza, aveva chiesto un colloquio con la Vice Direttrice della struttura, la Dottoressa Cosima Buccoliero, proponendole di mettere a sua disposizione le proprie competenze professionali.

I primi interventi di Franco sono consistiti in incontri individuali con carcerati che stavano per passare in articolo 21 dell’Ordinamento Penitenziario, cioè che avrebbero presto avuto la possibilità di uscire giornalmente dal carcere per svolgere attività professionali. Alcune di queste persone non avevano alle spalle nessuna normale esperienza lavorativa, altre si. In ogni caso, per la maggior parte di loro era difficile immaginare come potersi reinserire nel mondo del lavoro.

Dopo aver fatto questa valutazione delle competenze, Franco ha pensato che sarebbe stato utile affrontare anche un percorso di assessment individuale e ha organizzato un incontro in AXIA con Enrico. A questo incontro ha partecipato tutto il team e, oltre ad Enrico, anche Silke Hoffmeister ha trovato il progetto interessante. Silke ed Enrico hanno quindi iniziato a dar seguito agli incontri di Franco con sessioni di assessment individuale, condotte come se i detenuti fossero normali candidati per posizioni lavorative.

Durante i colloqui individuali tutti i partecipanti sono stati particolarmente aperti e, dopo la prima ventina d’incontri, a tutto il team (Franco, Silke, Enrico) era chiaro che, a fronte di fortissime aspettative, c’era molto lavoro da fare. Dato che ogni membro del team conosce un notevole numero di persone nel mondo delle aziende, abbiamo pensato che molte di queste sarebbero state disponibili a dare una mano nel raggiungere quelli che nel frattempo, a seguito di lunghe discussioni e valutazioni, erano diventati i nostri obiettivi: professionalizzare i detenuti e trovar loro occasioni di lavoro.

 

Dati sulla popolazione carceraria italiana

I numeri non sono tutto, ma aiutano a capire.

Più che la fotografia di un fenomeno estremamente complesso e delicato da raccontare, preferiamo dare qualche dato a livello macro (tratto da due delle fonti ufficiali più esaustive) e – soprattutto – alcuni punti di partenza. Le due fonti più esaustive in tema di carceri e popolazione carceraria in Italia sono:

Comunque, chi ha la curiosità e la pazienza di navigare in rete può trovare una serie di informazioni molto utili per completare il quadro presentato da queste due fonti. Sui circa 54.000 detenuti nei 193 istituti censiti in Italia nel 2016, la componente maschile è preponderante (52.000 unità). Tra tutti questi detenuti poco meno di due terzi ha subito una condanna definitiva: gli altri sono in attesa di giudizio. Gli stranieri sono 18.000 circa, poco più di un terzo. Da notare che 18.000 è un numero “speciale,” perché oltre ad essere la quota di stranieri sul totale, è la quantità di persone condannate per droga. Le altre due categorie che completano il podio dei reati più frequenti sono rapine e furti.

Oltre a questi 54.000 detenuti, circa 30.000 persone fruiscono di misure penali esterne al carcere: questo dato fotografa lo sforzo di usare il più possibile forme di libertà vigilata quali l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare e la semilibertà. Il tutto ha la finalità di aiutare a risolvere in parte il problema del sovraffollamento delle carceri, oltre a facilitare il reinserimento a fine pena. Come stiamo rispetto al resto del Mondo? Giusto per curiosità qualche numero: i dati più recenti disponibili (Wikipedia, e dove se no?) dicono che gli Stati Uniti, con il 4,4% della popolazione mondiale, hanno il primato planetario dei detenuti (circa il 22% del totale). Chi è convinto che in Italia la quantità di detenuti in attesa di giudizio sia, in percentuale, molto elevata, probabilmente non ha mai consultato statistiche che comparano la nostra situazione con quella di altri Paesi. Non siamo i migliori, ma neppure i peggiori.

Anche per ciò che riguarda la quantità di detenuti rispetto alla popolazione globale (89 per 100.000 abitanti), l’Italia non è messa così male. Per chi è interessato ad approfondire la conoscenza dei sistemi carcerari a livello mondiale consigliamo la consultazione di questo sito:

Le statistiche ufficiali dicono che ogni detenuto costa giornalmente circa 130 euro, ossia circa 47.000 euro l’anno. Se però s’interrogano informalmente gli operatori degli istituti carcerari, si parla di cifre più elevate, (le stime variano da 200 a 250 euro al giorno). Infine è sorprendente venire a sapere che i detenuti sono tenuti a coprire parte delle spese della loro custodia. Anche se la cifra richiesta può sembrare in assoluto non rilevante (poco più di 100 euro al mese), per molti pagare questo contributo rappresenta un problema.